Diavolina
Un volto che esplode in un riso graffiante, a metà tra gioia e follia. La china, impetuosa, si muove rapida sulla carta, trasformando il bianco e nero in pura energia. Lo sguardo è contratto, la bocca spalancata: un istante di eccesso catturato come una scintilla che divampa.
La base è uno spartito originale di fine Ottocento: “Diavolina”, Allegretto scherzando di Gustav Lange, Op. 340. Una composizione leggera e brillante, dal carattere ironico e giocoso, che diventa qui terreno di contrasto. Dove la musica invitava al sorriso scherzoso, l’immagine moltiplica l’intensità, trasformando lo scherzo in grido, la leggerezza in tensione viscerale.
In Diavolina, antico spartito e gesto pittorico si incontrano in un cortocircuito emotivo: la frivolezza del brano ottocentesco è sovvertita dalla potenza espressiva del segno contemporaneo. Il risultato è un’opera che brucia di vitalità, come una fiamma improvvisa — inquieta, ironica, inarrestabile.
La base è uno spartito originale

