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Sumi-e Top volti che parlano

Medusa

Uno sguardo che ti fissa, che non concede tregua. Occhi che sembrano oltrepassare la superficie e scrutare l’anima, lasciando chi osserva sospeso tra attrazione e inquietudine. L’opera in bianco e nero restituisce tutta la forza del mito: un volto che porta con sé il peso di una leggenda, ma anche la memoria di una ferita.

In Ovidio (Metamorfosi, libro IV) compare il racconto in cui Medusa era una giovane bellissima, violentata da Poseidone nel tempio di Atena; la dea, per punire la profanazione del suo santuario, le trasforma i capelli in serpenti e rende letale il suo sguardo. In questa lettura tardo-antica, Medusa diventa il simbolo di una vittima colpita due volte: dall’abuso e da una punizione “esemplare” che la muta in mostro.

A differenza degli altri ritratti della sala — volti reali raccontati con colore e materia — Medusa è realizzata solo in bianco e nero. Una scelta che sottolinea la distanza tra mito e contemporaneità: il suo volto appartiene a un piano simbolico, atemporale, che non si confonde con le storie dei nostri giorni ma le illumina con forza archetipica.

Il supporto stesso amplifica questo senso di sospensione: l’opera è dipinta su venti pagine autentiche del 1574, tratte dagli scritti giuridici e teologici di Didaco Covarruvias, pubblicati a Lione da Philippe Tinghi. Fogli che custodivano la voce della legge e del potere diventano qui il terreno di un ribaltamento: la storia di una donna resa mostro dalla tradizione, trasformata di nuovo in simbolo di dignità e verità.

  • Design

    Nikarte

  • Materiale

    China e acricilo su pagina antica originale del 1574

  • Dimensioni

    150x175 circa

  • Stato

    Disponibile

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