Marcia funebre
Una fila di figure curve, chine su se stesse, procede lenta, ripetitiva, ipnotica. Ognuna è catturata dal proprio dispositivo, prigioniera di uno schermo che sostituisce lo sguardo al mondo. La china ne tratteggia i corpi con segni rapidi e nervosi, trasformandoli in silhouette scure che avanzano come in una processione contemporanea.
Lo sfondo è la Marcia funebre di Fryderyk Chopin, pagina solenne e universale che da quasi due secoli accompagna i momenti di lutto collettivo. Qui la gravità della composizione entra in contrasto con la scena moderna: adulti e ragazzi, ipnotizzati dai loro cellulari, si rifugiano in un universo artificiale, dimenticando il contatto con la realtà.
L’opera diventa così un commento sul presente: un funerale silenzioso non della vita, ma dell’attenzione, della presenza e dello sguardo rivolto al mondo.


